La Storia

Il “Mandorlo in Fiore” nasce come  festa popolare della città di Agrigento e si ripete, da tradizione, ogni primavera dell’anno per una intera settimana. L’obiettivo è quello di festeggiare l’anticipo della primavera con il rifiorire del mandorlo, che rappresenta, insieme all’olivo, la pianta caratteristica del paesaggio agrario tradizionale della Valle dei Templi, e di gioire per il ritorno della vita. La Sagra nasce nel 1934 nella piccola città di Naro, situata ad una ventina di chilometri di distanza da Agrigento, per iniziativa del conte Alfonso Gaetani; nel 1937 la festa non viene più celebrata a Naro ma diventa solo agrigentina. Alla festa legata alla fioritura dei mandorli si è nel corso degli anni associato un nuovo significato, legato al tema del dialogo tra i popoli e le culture. Dal 1954, infatti, la festa vede svolgersi anche il Festival Internazionale del Folklore, cui partecipano gruppi folkloristici provenienti da varie parti del mondo, in 

un’atmosfera di festoso scambio di esperienze e tradizioni che anima per una settimana le vie della città e coinvolge, con l’accensione del tripode dell’amicizia e l’esibizione che chiude la manifestazione, anche la Valle dei Templi.

Dal 2017 la festa è organizzata dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, in collaborazione con il Comune di Agrigento, che, in linea con la propria missione culturale, ha preparato un programma volto a valorizzare manifestazioni artistiche che scaturiscono da una ricerca delle tradizioni culturali dei popoli di tutto il mondo e che hanno caratteristiche tali da aver meritato l’iscrizione nel registro del patrimonio immateriale riconosciuto dall’Unesco. E’ infatti ambizione del Parco promuovere l’incontro tra lo straordinario patrimonio culturale e paesaggistico della Valle dei Templi, riconosciuto come patrimonio dell’Umanità nel 1997 e che ha ricevuto nel 2015 anche il riconoscimento di “eccezionale valore culturale”, e la molteplicità di tradizioni culturali che costituiscono l’identità dei popoli. La valorizzazione delle culture tradizionali è, nelle intenzioni del Parco, non una spinta alla chiusura in una identità immobile e non comunicante con l’esterno, ma al contrario, il riconoscimento di se stessi entro una storia comune intessuta di relazioni e scambi. Soprattutto nel momento attuale, in cui eventi storici di portata epocale mettono a dura prova la capacità di sopportare l’urto di grandi masse di persone che si spostano da paesi resi invivibili dalle guerre, dal terrorismo e dal cambiamento climatico, è essenziale promuovere l’incontro tra le culture e lo scambio di esperienze che affondano le radici in quel “patrimonio immateriale” che è costituito dalle conoscenze e dalle abilità tradizionali, dalle espressioni della religiosità popolare, dalle danze e dai canti legati alle feste popolari, dalle forme drammatiche tradizionali. I gruppi selezionati, provenienti da vari Paesi, si distinguono proprio per la ricerca etnografica e per la qualità delle esecuzioni, che fanno riferimento in molti casi a tradizioni ancora vitali e sentite dalla popolazione. L’organizzazione dell’evento, secondo una scansione ormai tradizionale, prevede il coinvolgimento dell’intera città e della Valle, con spettacoli all’aperto, sfilate per le vie cittadine, spettacoli all’interno del teatro comunale e, dal 2018, del Palacongressi; prevede inoltre una molteplicità di eventi collaterali, legati comunque a musiche e canti tradizionali, e l’attività di numerosi laboratori in spazi diversi del centro cittadino volti a trasmettere alle giovani generazioni un’eredità che rischia di scomparire, costituita da saperi e competenze della tradizione artigianale, quale ad esempio l’arte del carretto siciliano; dalla narrativa popolare alle dalle danze tradizionali.